Le invarianti ambientali nello studio della valle dell'Aterno

a cura di ENRICO CICCOZZI

“Il destino degli Uomini della regione che da otto secoli viene chiamata Abruzzo è stato deciso principalmente dalle montagne. (…) Il fattore costante della loro esistenza è appunto il più primitivo e stabile degli elementi: la natura.”

Queste poche parole di Silone ci spiegano, nella loro semplicità, quale ruolo abbiano assunto le caratteristiche ambientali, ed in primo luogo la geologia e la morfologia, nell’evoluzione storica del territorio dell’ Abruzzo interno.

La montagna, con le sue quote e le sue forme più o meno accidentate, ha imposto le regole e creato gli spazi attorno a cui è cresciuta la comunità abruzzese.

Studiare il paesaggio significa comprendere in che modo le popolazioni locali, nel corso dei secoli, siano riuscite ad adattarsi ad un dato ambiente.

Nel medio corso dell’Aterno l’acqua si inserisce, quasi con modestia, tra elementi apparentemente più grandiosi, non si impone con estese pianure alluvionali, ma si affida alle leggi del carsismo: crea una trama labile, fatta di anse, gole, laghetti, sorgenti, inghiottitoi e grotte. E’ lo sprofondamento tettonico che crea il sistema di “valle”, con il suo gioco tra i versanti. Tuttavia il modesto rivolo che scorre circa cento metri più in basso dell’isoipsa che congiunge i centri della vallata, riesce comunque a stemperare i severi caratteri appenninici ed arreca una specificità propria a tutta l’area.
Il fiume si presenta quasi in forma archetipica, incassato fra i monti, ancora giovane, vicino alla roccia che lo ha generato e che lo alimenta con i suoi rivolgimenti. Qualunque proposta progettuale, non potrà prescindere da questa presenza, soprattutto se si tiene conto della rarità della acque superficiali del contesto territoriale circostante.

La perdita di funzione sociale della Media Valle dell’Aterno, come di tante altre aree interne, determinatasi attraverso il “secolo breve”, ci consegna, a fronte di una grave crisi socio-economica (crollo dell’economia agricola e pastorale, calo ed invecchiamento della popolazione, abbandono di nuclei abitati), un’immensa possibilità di riutilizzo dell’area stessa, in quanto la marginalizzazione ha consentito sia la naturale salvaguardia di importantissimi ecosistemi, sia il mantenimento di un significativo patrimonio storico.

In un mondo in cui le crisi delle relazioni ecologiche tra l’uomo e la natura determinano continui disastri, le ricchezze territoriali ancora presenti in questi luoghi rappresentano, non solo un valore da tutelare, ma anche una possibile fonte di ricchezza intrinseca da utilizzare con saggezza.

Le peculiarità naturali, sociali, economiche, culturali costituiscono le regole fondative di in uno scenario progettuale impostato sulla volontà di proporre azioni ed interventi mirati al mantenimento degli equilibri naturali e alla creazione di opportunità di crescita per le popolazioni locali. Molti dei fattori che hanno determinato l’abbandono della Media Valle dell’Aterno, possono trasformarsi in nuove risorse. La lontananza dalle grandi aree metropolitane, l’isolamento, e perfino il calo demografico, tutti fattori che hanno determinato il collasso della zona, fanno sì che attualmente questa possa offrire grande disponibilità di spazi (non solo fisici) e di risorse “illimitate”, sempre più rare nelle nostre città.

In quest’ottica la conservazione non solo è indissociabile dall’innovazione, ma si configura “come il luogo stesso dell’innovazione” (Gambino R.. 1994). Progettare nuovi valori, nella nostra società significa soprattutto “prendersi cura” del territorio, gestire, recuperare e riutilizzare il patrimonio di risorse naturali e culturali, restituire un senso a ciò che abbiamo ereditato”.

L’analisi diventa interpretazione sintetica delle connessioni profonde che legano gli aspetti morfologici, ambientali, antropici, nella costruzione del paesaggio, permettendoci di comprendere con quali modalità il velo della storia umana si è sovrapposto al paesaggio fisico occultandone o evidenziandone i caratteri.

E’ necessario, pertanto, cominciare con la lettura morfologica del rilievo attraverso la decifrazione delle isoipse e del reticolo idrografico. La geologia e la geomorfologia ci spiegano il perché di una determinata forma, ci raccontano la trasformazione della superficie terrestre, ci svelano i segreti delle acque sotterranee. Sopra a tutto si stende il manto vegetale, che si diversifica in base alle quote, alla pendenza e alla disposizione dei versanti, ai suoli, alla presenza dell’acqua.

Successivamente cercheremo di capire in che modo l’uomo ha trasformato l’ambiente naturale, costruendo, attraverso una serie incessante di atti, il territorio.

INQUADRAMENTO GENERALE.

Il fiume Aterno dopo aver attraversato la Conca Aquilana nei pressi dell’abitato di Campana si immette in una profonda depressione tettonica con andamento NW-SE, incassata fra la ripidissima scarpata dell’Antisirente a SW e le ultime propaggini meridionali del Gran Sasso. L’allinamento orografico dell’Antisirente è composto dalla Costa della Pietra (1260 m), da Colle Alto (1240 m) e da Monte Pitragrossa (1251 m), oltre questi rilievi si apre una serie di vallecole carsiche (Piano di Iano, Valle Ovacchia, Valle Iannella) e di rilievi, che arrivano fino alla base della parete settentrionale del Sirente. L’Antisirente scende ripidissimo per settecento metri con un versante boscoso, interrotto da canaloni e da forre (Valle dell’Eternità), fino al corso del fiume, lasciando spazio ad una striscia di pianura larga poche decine di metri tra Campana e Tione degli Abruzzi e ad un terrazzo detritico tra Tione e Goriano Valli.

Il versante di sinistra ha morfologie più dolci e quote simili: Monte delle Macchie (1163 m), Colle Rischia (1245 m), Monte Offermo (1303 m), Monte Acquaro (1245 m) e Monte Motola (1249 m). Tra questi rilievi si aprano valli accessibili e aree pianeggianti, che hanno consentito una maggiore antropizzazione. I boschi sono piuttosto scarsi, mentre abbondano i pascoli artificiali sui rilievi e le coltivazioni e gli incolti nelle aree pianeggianti.

Il sistema insediativo, del quale si tratterà in maniera più approfondita in altri capitoli, rispecchia fedelmente le caratteristiche fisiche del territorio, con i soli centri di Campana, Tione e Goriano Valli sul lato destro del fiume, Fagnano (con le sue frazioni), San Pio, Fontecchio, Santa Maria del Ponte, San Lorenzo, Succiano, Beffi, Rocca Preturo, Acciano e Molina sul lato sinistra. Tutti i centri si posizionano su un gradino geomorfologico più elevato rispetto alla quota del fiume. I centri urbani, nelle forme e nelle dimensioni attuali, risalgono all’incastellamento e presentano una morfologia piuttosto accentrata; tipologie più aperte, come nel caso delle “Ville” che compongono Goriano Valli, testimoniano un’origine posteriore. L’insediamento sparso era composto dagli edifici monastici e dagli opifici proto-industriali posizionati lungo il fiume. Villaggi stagionali (le “Pagliare” di Fagnano, Fontecchio e Tione) e chiese campestri (Sant’Erasmo) sono posizionati sui pianori altitudinali, su entrambi i versanti. Il materiale da costruzione è ovunque la pietra calcarea locale, le tipologie edilizie più caratteristiche sono le case-mura, le case-torri e alcuni grossi palazzi signorili, all’interno dei centri, le “casette” con tetto ad una o due falde, nel caso delle “pagliare”. L’economia tradizionale della vallata vedeva l’integrazione tra l’attività silvo-pastorale, prevalente sul versante di destra, e l’agricoltura su quello di sinistra. Gli scambi avvenivano sia lungo l’asse longitudinale della vallata, che costituisce un collegamento naturale tra l’Aquilano e la Conca Peligna, sia in direzione perpendicolare a questa con i collegamenti verso il Piano di Navelli e il Tratturo, o in direzione opposta, con il Piano delle Rocche.

La viabilità principale composta dalla Strada Provinciale Subequana segue l’andamento della valle e si mantiane a sinistra del fiume, seguendo l’isoipsa che congiunge i centri abitati, all’altezza di Santa Maria del Ponte un ramo della strada scende per attraversare l’Aterno e raggiungere Tione e Goriano Valli. La ferrovia L’Aquila-Sulmona si affianca fedelmente al corso dell’Aterno, rimarcandone il ruolo di elemento unificatore.

INQUADRAMENTO GEOLOGICO

ASSETTO STRUTTURALE

Il lineamento strutturale più importante della vallata è il thrust o sovrascorrimento a vergenza nord-orientale che conforma il bordo meridionale della valle. Si tratta di un meccanismo tettonico che ha portato le successioni carbonatiche del Velino-Sirente ad accavallarsi le une sulle altre e a sormontare le successioni carbonatiche che costituiscono il margine meridionale della struttura del Gran Sasso.

Il bordo nord-orientale della valle è conformato dall’azione della tettonica distensiva. Un sistema di grandi faglie dirette ad andamento appenninico (NW-SE) ha ribassato un tassello di crosta terrestre, facendo sprofondare le formazioni carbonatiche e dando così luogo alla Conca dell’Aterno.

EVOLUZIONE PALEOGEOGRAFICA

Nel Trias superiore (oltre 200 milioni di anni fa) un oceano, la Tetide, separava il continente africano dall’Eurasia. In quel periodo sul suo margine meridionale, in un ambiente di mare basso idoneo alla sedimentazione dei carbonati, si formò una piattaforma carbonatica estesa. Nel Lias medio la sponda africana della Tetide è stata soggetta a movimenti tettonici che hanno disarticolato la piattaforma, dando luogo a bacini a diversa profondità, a barriere coralline, ad ambienti di retroscogliera, ossia ad un sistema di piattaforme separate da bacini marini più o meno ampi e profondi. Tali situazioni paleogeografiche sono riconoscibili nei massicci montuosi attuali sulla base dei litotipi che li costituiscono. Infatti gli ambienti di piattaforma si individuano grazie alla presenza di calcari puri, quali ad esempio quelli del massiccio del Sirente. Nei bacini si è avuta una sedimentazione calcareo-silico-marnosa. Nelle aree di passaggio dalla piattaforma al bacino (massiccio del Gran Sasso) si hanno le successioni di transizione, in cui ai sedimenti calcareo-silico-marnosi si aggiungono gli apporti di detriti calcarei provenienti dalle piattaforme.

Alla fine del Cretacico (circa 70 milioni di anni fa) inizia il movimento di avvicinamento dell’Africa all’Europa che porterà alla chiusura della Tetide e quindi nel Miocene (circa 10 milioni di anni fa) alla formazione degli Appennini. In questa fase compressiva le formazioni rocciose sovrascorrono le une sulle altre dando luogo a strutture quale quella che conforma il bordo meridionale della Media Valle dell’Aterno. La fase compressiva, che continua fino al Pliocene superiore (oltre 2 milioni di anni fa), accentua progressivamente l’orografia. Inizia quindi la fase distensiva che forma le conche intermontane, quale l’area in esame. All’interno delle conche intramontane si formano dei vasti bacini lacustri. Nel Pleistocene inferiore (1,5 milioni di anni fa) la Conca Aquilana ospita un bacino lacustre molto esteso, all’incirca da Molina a Barete, drenato da un Paleoaterno che scorreva più a nord dell’attuale, nell’area dell’Altopiano di Navelli. Nel Pleistocene medio il bacino viene colmato dai sedimenti fluvio-lacustri, si attivano quindi dei processi erosivi che asportano grandi quantità di materiale. In questa fase si ha la formazione del “Corridoio dell’Aterno”, oggetto della presente trattazione. Nel Pleistocene superiore si instaurano nuovi bacini lacustri di dimensioni più contenute. Nel frattempo l’erosione operata dall’azione concomitante della tettonica, delle acque meteoriche e del carsismo porta alla formazione delle gole di S. Venanzio. Si instaura quindi un nuovo ed intenso ciclo erosivo che smantella una parte considerevole dei depositi lacustri e dà luogo al reticolo fluviale attuale. La fine del Pleistocene e l’Olocene (gli ultimi 10.000 anni) sono caratterizzati da una sedimentazione clastica di ambiente fluviale e di conoide alluvionale, in parte correlabile con la variazione del clima in senso freddo e arido, caratteristica della glaciazione wurmiana.

QUADRO LITOLOGICO

La sponda destra dell'Aterno, a partire da Villa S. Angelo fino a Goriano Valli, è costituita da una monoclinale immergente verso SW, costituita da Calcari in grosse bancate, a pasta fine a Ostracodi, e nella parte alta, calciruditi a frammenti di Rudiste, con intercalazioni di brecce a clasti neri. La base della formazione è costituita da argille marnose verdastre (livello ad Orbitolina) (Cretacico medio-inf.). Calcari di colore biancastro in strati e banchi spessi da 40 cm a 2 m. Microfaune a Clypeina jurassica e Salpingoporella annulata. Spessore totale 1200-1300 m. Cretacico inf. – Giurassico sup.?
Tra la stazione di Beffi e C.le Pago il fiume scorre incassato nella Formazione della Terratta: Calcari massivi, a pasta grossolana in cui si possono riconoscere coralli, alghe ed altre faune di scogliera, spessore 500-800 m, Giurassico sup.; Calcari ricristallizzati, mal stratificati, a pasta grossolana, spessore fino a 1500-1800 m, Cretacico inf.- Giurassico medio; Calcari oolitici in banchi da 1-4 m, spessore fino a 20-50 m, Giurassico medio- Giurassico inf..
Tra C.le Pago e Molina affiorano: Calciruditi a Rudiste, Marne a Fucoidi, spessore max. 600 m, Cretacico sup. – Cretacico inf.; (Scaglia cinerea equiv.) Marne calcaree frequentemente bioturbate, a noduli di selce con intercalazioni di calcareniti torbiditiche, spess. 30-70 m, Oligocene- Eocene sup.; (Scaglia equiv.) Calcari micritici con liste di selce rossa, con hard grounds e incrostazioni ferro-manganesifere, con interazioni di calcareniti torbiditiche prevalentinella parte alta della successione. Spess. 20-400 m. Eocene-Cretacico sup..

Immediatamente a nord di Molina A. il fiume scorre nei depositi lacustri a caratterizzazione argilloso-limoso-sabbiosa. Il deposito lacustre viene lambito anche in corrispondenza della stazione di Beffi. Alle pendici del versante affiorano depositi di conoide e falde di detrito, questi depositi spesso rappresentano lembi residui di terrazzi alluvionali, sospesi a varie altezze sul fondovalle del fiume.
La sponda sinistra dell’Aterno presenta un'acclività meno pronunciata e superficie topografica irregolare caratterizzata da blande dorsali alternate a depressioni. La disposizione degli affioramenti si presenta, per cause tettoniche, estremamente complessa. Nel complesso la configurazione del territorio si può schematizzare come una struttura asimmetrica di tipo semi-graben.

La stratigrafia tipo dell'area è la seguente dall'alto verso il basso:

  1. depositi continentali alluvionali e di versante (Olocene-Pleistocene superiore);
  2.  complesso fluvio-lacustre superiore con litologia variabile da sabbie a tufiti, marne e ghiaie (Pleistocene medio);
  3. complesso fluvio-lacustre inferiore, caratterizzato da un membro di limo calcareo biancastro, un membro conglomeratico, e da varie alternanze dei due (Pleistocene medio-inferiore);
  4. brecce e conglomerati con elementi di grandi dimensioni su argille più o meno marnose con intercalazioni ghiaiose (Plio-Pleistocene e Miocene superiore);
  5. calcari marnosi e detritico organogeni su brecce calcaree (Miocene medio e inferiore-Oligocene superiore);
  6. calcari bianchi stratificati, ceroidi o sub-cristallini in facies di transizione esterna (Senoniano-Cenomaniano);
  7. calcari compatti chiari stratificati in facies di shelf eteropici con calcari organogeni massicci, detritici o oolitici in facies di soglia (Albiano-Dogger superiore).

Il fondovalle è occupato dai depositi fluviali a caratteizzazione ghiaioso-sabbiosa, Olocene – Pleistocene sup..

Dai risultati di due sondaggi elettrici effettuati nell'ambito di una ricerca sulla media valle dell'Aterno (Bosi C., Bertini T.; 1970) ed ubicati circa 500 metri a SE di Tione, si è visto che nella zona la coltre detritica e dei materiali di disfacimento ha uno spessore limitato (ciottoli calcarei eterometrici, a spigoli vivi, immersi in una scarsa matrice sabbiosa e subordinatamente argillosa) , valutato al massimo in 10 metri. Il substrato calcareo è stato identificato a circa 60-70 m al di sotto del piano campagna. Lo strato intermedio compreso tra questi due diversi litotipi è costituito da depositi lacustri classificati da Bosi e Bertini come "Complesso fluvio-lacustre indifferenziato".

GEOMORFOLOGIA

La conformazione di tutta l'area non può essere ricondotta ad un solo principale agente modellatore ma piuttosto alla azione di più fenomeni quali la tettonica, la gravità, l'acqua (ruscellamento diffuso e concentrato delle acque meteoriche, presenza di apparati fluvio-lacustri). L’assetto strutturale giustifica l’evidente asimmetria della valle. Il versante in destra idrografica si presenta regolare, con acclività tendenzialmente uniforme ed elevata. I fossi di ruscellamento concentrato sono poco numerosi a testimonianza della permeabilità del substrato. Il versante per un lungo tratto ha inizio in prossimità dell'alveo dell’Aterno e quasi incombe sul fiume. Procedendo verso la sommità del massiccio, la morfologia è caratterizzata da una serie di rotture di pendio materializzate da depressioni più o meno estese, poste a diversi livelli e elongate in direzione NW-SE (Ovacchia, quota 971 m s.l.m.; Piane di Iano, quota 946 m s.l.m.; Prati del Sirente, quota 1115 m s.l.m.). Tali depressioni mostrano i segni di una genesi dovuta a fenomeni carsici (sub-bacino idrologico endoreico, fondovalle con sedimenti argilloso-limosi, depressioni doliniformi, assenza di corsi d'acqua se non di piccola portata e lago stagionale nella zona più depressa). L'erosione carsica è stata favorita dalla situazione strutturale, che fratturando la roccia ha favorito forme di erosione preferenziale, evolutesi in ampi gradini e trincee che interrompono la regolarità del versante.

All’altezza di Goriano Valli il versante si allontana dall’alveo fluviale, in corrispondenza del contatto con una struttura tettonica ad andamento antiappenninico. Il versante in sinistra idrografica è caratterizzato da una maggiore articolazione. Infatti mentre l’altro è morfologicamente condizionato dal sovrascorrimento e dall’omogeneità litologica quello di sinistra è conformato da numerosi sistemi tettonici che hanno giustapposto litologie diverse. Su questo substrato hanno agito gli agenti modellatori, in particolare il ruscellamento concentrato e la gravità, producendo una quantità di forme di accumulo e di erosione. Numerosi fossi confluiscono verso l’Aterno da questo lato, l’acclività è minore e le pendici del versante sono più distanti dall’alveo, lasciando più spazio alle colture.

L’elemento di maggiore continuità morfologica è dato dalla grande faglia bordiera che accompagna il versante. Tale lineamento genera un gradino morfologico, la cui parte ribassata, accompagnata da un corteo detritico imponente, è la sede preferenziale dell’urbanizzazione del territorio. I paesi, più numerosi su questa sponda, hanno sviluppo tendenzialmente lineare, che accompagna la strada di collegamento che corre, piuttosto diritta, parallelamente al fiume.

Published on  November 28th, 2010