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Criteri ed Indirizzi
di ANDREA TADDEI
Ideatore e coordinatore

Il macroscenario
Immaginando idealmente di dividere l’Italia in senso longitudinale,
si individuano tre fasce: le due esterne, ossia la tirrenica e l’adriatica
si stanno sempre più attrezzando per generare vitalità produttiva
basata sulla veicolazione delle merci e sulla terziarizzazione.
L’attraversamento longitudinale incarnato dal cosi detto Corridoio
Adriatico, è già uscito da un intenso dibattito programmatico per
accedere alla fase attuativa , lo stesso dicasi per Il corridoio
tirrenico anche se a noi meno prossimo. La nostra area di studio
appartiene alla fascia centrale( o appenninica ed è un segmento
cardine del contesto dei collegamenti longitudinali e trasversali
che dovrà anch’esso fare i conti con l’intensificazione la quantizzazione
degli scambi. E’ in questo ”cuore” della penisola che si dovranno
integrare il “tema” dell’alta velocità con la “ cultura” della bassa
velocità legata alla fruizione del paesaggio in tutte le sue accezioni
poiché la memoria, il sedile storico antropomorfo sono sicuramente
in grado di condizionare in termini qualitativi la cultura dello
standard . In proiezione futura l’attuazione dei due corridoi determinerà
una densificazione di pesi urbanistici sui territori di fascia costiera
attraverso la ubicazione di attrezzature, infrastrutture di scambio,
ed interporti. La conseguente contaminazione delle stesse aree,
porterà ad un livellamento della domanda di turismo, attualmente
tutta sbilanciata verso i contesti costieri: l’inversione di tendenza
nei confronti di un turismo di qualità fondato sulle risorse storiche,
ambientali ed artistiche che caratterizzano il nostro entroterra,
è già in atto.
Il
Microscenario
La fascia centrale appenninica essendo poco penetrabile e diseconomica
dal punto di vista degli investimenti infrastrutturali legati all’economia
trasportistica costituirà il serbatoio a lunga durata del turismo
che si andrà sempre più specializzando sul turismo ambientale di
qualità. E’ nell’ipotesi di attraversamento della dorsale appenninica,
che il nostro intervento può interpretarne al meglio le esigenze
e porsi quale progetto pilota di riferimento. Dovrà quindi necessariamente
costituirsi un sistema interno di trasporti che ricucia le frammentate
aree della dorsale appenninica e si ponga come alter ego delle due
fasce marginali costiere e parificato ad esse per efficienza e peculiarità
di scambi Le caratteristiche dell’asse L’asse ferroviario di fondovalle
delimitato tra la realtà aquilana e quella peligna congiunge in
sequenza il Parco del Gran Sasso M. della Laga, il Parco Regionale
del Sirente Velino , il Parco della Maiella Morrone, il Parco Nazionale
D’Abruzzo l e trova connessioni di raccordo attraverso i poli dell’Aquila
e di Sulmona, con Roma e Pescara e quindi con i corridoi costieri.
Esso rappresenta l’ossatura infrastrutturale a servizio dei suddetti
ambiti territoriali a “valenza naturistica” la cui configurazione
é riconducibile ad un sistema a grappolo . La coesistenza del canale
fluviale e del canale ferroviario ha creato una fascia di percorrenza
che pur rivelandosi un forte e suggestivo segno territoriale non
trova la giusta rispondenza dal punto di vista funzionale e relazionale,
in quanto entrambi sono sottoutilizzati ed hanno scarsa incidenza
sul tessuto sociale e produttivo dei centri storici che vi si attestano.
Oggi la ferrovia non é più deputata al ruolo cardine di penetrazione
territoriale che aveva ai primi del ‘900 sull’onda delle mutate
innovazioni tecnologiche, ma è stata quasi completamente sostituita,
dagli anni ‘60 in poi dal transito veicolare, che é diseconomico
in termini di costi ambientali e che peraltro ha confinato la via
ferrata ad un ruolo obsoleto, apparentandola nella sua valenza archeologica,
al fiume. Paradossalmente questa storicizzazione costituisce oggi
un elemento a favore della ferrovia, che perdendo la sua pregnanza
tecnologica rientra in quella sfera delle infrastrutture territoriali
che dalla debolezza di impatto traggono la forza di mimesi ambientale.
il concetto dell’assimilazione di questi due ordini ( fiume - ferrovia)
temporalmente distanti, geneticamente diversi, ma coabitanti in
una condizione perdente li obbliga ad una funzione mutualistica
. Questo convegno vuole aprire una sperimentazione ampia tesa a
ricostituire le connessioni fisiche tra i due percorsi attraverso
l’introspezione del sistema fascia, che comprenda al suo interno
i parchi culturali. E’ possibile riutilizzare entrambi gli elementi
in modo da rendere nuovamente disponibile il territorio alle azioni
quotidiane, configurando spazi primari riconoscibili, luoghi appropriati
per la vita in “borgo”, fondali fortemente differenziati sui quali
ridisegnare il concetto di velocità, di energia (archeologie industriali,
sistemi d’acqua, fonti alternative), di “effimero” legato alla fruizione
dell’arte e della cultura. La costituzione di un rapporto rinnovato
tra i due elementi lineari, fiume e ferrovia, può diventare una
via preferenziale che conduce ad un diverso modo di comunicare,
sottraendosi di fatto alla logica del bene ambientale come bene
museale. I territori a margine dell’Asse possono divenire aree privilegiate
per interventi specificamente tesi a riconnettere la ferrovia alla
memoria storica dei centri minori, al paesaggio agrario, ai luoghi
di massima valenza ambientale. Programmazione : QRR e PRS Il progetto
prende corpo dalla interpretazione delle direttive che la Regione
Abruzzo ha assegnato in sede programmatico-territoriale (QRR) ed
economico-finanziaria (PRS), alla “ nostra ” fascia.
Il collegamento strategico tra le aree interne a vocazione naturalistica
(mobilità interna regionale) e le consimili extra regionali, disegnano
una spina dorsale mutuamente corrispondente al “ Modello di Sviluppo
Ambientale ” individuandone in proiezione il potenziamento di risorse,
. Riferimento ai programmi UE Questi nuovi scenari si innesterebbero
ad hoc nelle intese istituzionali, sollecitate dal trasferimento
delle competenze trasportistiche alle regioni, conferendo alla mobilità
interna appenninica una fruibilità turistica adeguata ai tempi ed
ai programmi finanziati con fonti UE (QCS 200-2006, Quinto programma
quadro), quali la “rete ecologica nazionale ”. Progetti di Recupero
integrato delle aree sazione, le piazze dell’era telematica Dalle
considerazioni fin qui fatte, nasce l’esigenza di reinventare le
funzioni assegnate fino ad oggi alle stazioni e alle aree di risulta
pertinenziali, attribuendo ad esse valore di cerniere , di scambiatori,
di catalizzatori della comunicazione e della socializzazione assenti
nei nostri centri storici. Le cosiddette “piazze” del terzo millennio
oggi sono i luoghi collettivi incentrati sulla funzione predominate
legata alla mobilità: porti, aeroporti, stazioni; é pensabile che
le stazioni ubicate lungo la tratta diventino vetrina delle tradizioni
ma anche luoghi di culto della nuova socialità. E’ auspicabile che
assumano nel tempo valore di centri di sevizio e documentazione,
quindi “piazze telematiche” in grado di informare/erudire il comparto
territoriale, mettendolo in condizione di scambiare e divulgare
i contenuti che lo identificano Si è ritenuto pertanto necessario,
al fine di verificare la attendibilità della proposta, di rivisitare
in chiave progettuale-propositiva i connotati culturali e territoriali
sedimentati nella “fascia” oggetto della manifestazione, per acquisire
in seno al dibattito proposte progettuali (concorso ad inviti) che
fungessero da orientamento e misurazione; che opportunamente concertate
all’interno di un piano/programma, potessero creare quell’humus
progettuale, base e verifica della fase più prettamente operativa.
Il treno come simbolo itinerante In questa fase risulta metodologicamente
corretto intervenire in primis sulla ottimizzazione della tratta
ferrata adeguandola a regimi fruizionali più elevati e successivamente
sui nodi delle aree stazione che rappresentano la cerniera di scambio
dialogativa con le diverse e successive realtà territoriali; queste
pur avendo comuni denominatori ambientali si dispongono orograficamente
a margine di essa rappresentando la loro diversità attraverso accertate
peculiarità derivanti dalle connotazioni tessutali architettoniche,
tradizionali ecc.
L’adeguamento o meglio l’armonizzazione della tratta ferrata con
il contiguo territorio, passa attraverso la simbiosi tra la mobilità
incarnata dal treno e la staticità dei nuovi valori ambientali,
conferendo all’oggetto treno il significato di simbolo itinerante
. la Sostenibilità e la ricettività mobile connessa ai servizi al
turismo Il ripensare alle stazioni non é disgiunto dalla rivisitazione
del treno in chiave “ambientale” alla quale si aggiunge complementarmente
la funzione di trasferimento dei passeggeri pendolari, merci “leggere”;
in sostanza: la ricettività mobile, a coronamento dello sviluppo
sostenibile nei parchi , (Indicazione programmatica sancita dalle
leggi vigenti e direttive CEE) La sostenibilità nel contesto della
ricettività mobile, e offerta da quei treni in via di dismissione
o tecnicamente obsoleti, quali involucri tecnologici atti a contenere
questa nuova tipologia; per le strutture territoriali invece si
candidano con forza quei criteri edilizi improntati dalle bioarchitetture.
E’ pur certo che la funzione “ricettività mobile” ed di conseguenza
i “servizi mobili” del settore turistico risulteranno complementari
alla funzione di trasporto, ma resta di vitale importanza per consentire
la diversificazione gestionale della tratta e costituire una sorta
di linea ricettiva ipercaratterizzata , (servizi al turismo traslabili
lungo i 60 Km), tale da acquisire valore di mercato nicchia. La
ricettività nomade, funzione complementare integrata nel più ampio
quadro del “recupero” , se estesa alle tratte sovraregionali e anticipata
da un piano-programma che coordini la sommatoria di tronchi delle
reti locali insistenti sulla dorsale appenninica può rappresentare
l’elemento ristrutturante di un tracciato per sua natura frammentato.
Il sistema a spina rappresentato dalla ricettività sul treno e dalla
ricettività delle stazioni può rappresentare l’ossatura di interfaccia
tra servizi eterogenei nel panorama della dissoluzione delle certezze
tipologico/tecnologiche Questa sfida porta i caratteri della sperimentazione
plurisettoriale avanzata sul piano dell’economia turistica, producendo
una simbiosi strategica tra terziario a servizio dell’ambiente e
sistemi infrastrutturali di trasporto lineare a basso impatto, riorganizzazione
del sistema dei percorsi Il convegno affronta i temi della sincronizzazione
dei mezzi di trasporto ed il ripensamento dei criteri che presiedono
allo scambio e al trasferimento, siano essi di informazione alla
persona, che di spostamento della persona, orientando la ricerca
su un’interfaccia che consenta i passaggi con un dispendio minimo
di risorse, ed un basso impatto ambientale. Tutto ciò dovrà avvenire
prima all’interno del contesto specifico della ferrovia e poi nel
contesto dei siti interconnessi ad essa, degli itinerari fruizionali
che da essa dipartono, coniugando in mutualità biunivoca l’asse
l’asse Fluviale -Ferroviario e i contenitori a valenza storico ambientale.
Vanno pertanto costruite le linee di ricerca che intervengono a
sincronizzare a grande scala le funzioni assegnate a tutti gli elementi
compresenti in termini di priorità e differenziazione: la linea
ferrata, i nodi stazione, i sistemi viari eterogenei di raccordo,le
aree decentrate di appoggio ai sistemi ambientali protetti, scendendo
fino a quelli rappresentanti la capillarità intrinseca ai parchi
(piste ciclabili, percorsi a cavallo, cross , sistemi di risalita
a parete , percorsi trekking ecc. ) Le “aree stazione” si configurano
subito come nuovi scambiatori territoriali perché da essi si diparte,
e per osmosi investe il territorio, la riorganizzazione nodale dei
percorsi e delle funzioni che sostengono lo sviluppo della risorsa
ambientale Interventi artistici Il convegno si occupa della rilettura
dei modelli ambientali e territoriali pensati a diverse scale di
grandezza e ricompresi nella accezione di paesaggio. Per sollecitare
la domanda di nuovi comportamenti volti alla “contemplazione” sul
fatto naturale e nell’elemento naturale a mezzo di un a progettazione
che muove dal momento artistico (Public Art). Si innesca un processo
che porta ad orientare la diversa fruizione del fatto artistico,
strumentalmente rivolto a decodificare i codici naturali per trasporli
in seno al progetto, per definire un nuovo linguaggio progettuale
capace di sublimare le istanze di valorizzazione delle aree a forte
vocazione ambientale e naturale.
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